L’Italia si posiziona tra i principali mercati europei per la domanda di idrogeno, ma il pieno sviluppo del settore richiede una rapida convergenza tra sicurezza degli approvvigionamenti e certezza normativa. È quanto emerge dal Clean Hydrogen Monitor 2026 di Hydrogen Europe, che analizza l’evoluzione della filiera dell’idrogeno in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, fluttuazioni dei prezzi energetici e concorrenza globale.
Un mercato in crescita ma ancora fragile
Secondo il rapporto, negli ultimi dodici mesi la filiera ha registrato un’accelerazione nella diffusione delle tecnologie e nell’adozione di norme sui combustibili rinnovabili, benché la crisi geopolitica e il ritorno della volatilità dei prezzi del gas abbiano imposto una maggiore cautela nella pianificazione degli investimenti industriali. In questo contesto, il sistema industriale italiano emerge come uno dei più dinamici in Europa, sia in termini di domanda attuale sia di recepimento parziale dei target normativi.
Tuttavia, il quadro resta fragile: per centrare gli obiettivi fissati al 2030 sarà necessario sbloccare investimenti massicci nei prossimi 24 mesi, sia nella produzione domestica sia nell’importazione di idrogeno rinnovabile.
Una domanda concentrata nella raffinazione
L’Italia consuma circa 0,6 Mt/anno di idrogeno, posizionandosi tra i primi cinque Stati membri per volume complessivo. La domanda è fortemente sbilanciata verso il settore della raffinazione, dove l’idrogeno viene utilizzato principalmente come materia prima di processo.
Sul piano normativo, l’Italia è stata tra i primi Paesi ad attuare la direttiva Red III, introducendo quote vincolanti di idrogeno rinnovabile di origine non biologica (Rfnbo) fino al 2030. Tuttavia, restano criticità nel settore industriale, dove mancano meccanismi di applicazione o sanzioni credibili per l’offtake industriale.
Capacità produttiva e costi dell’energia
Sul fronte della produzione, il fabbisogno di investimento in elettrolizzatori è in linea con le stime dell’Iea, pari a circa 2,1 GW, con una pipeline domestica leggermente inferiore. L’Italia ha introdotto decreti ministeriali per mitigare l’impatto degli oneri di rete sugli elettrolizzatori, riducendo la pressione sui costi. Tuttavia, i costi delle tariffe elettriche e delle tasse restano un fattore determinante per la competitività della filiera.
Nel complesso, il rapporto assegna all’Italia valutazioni neutre o positive per quanto riguarda l’integrazione di mercato, pur evidenziando la difficoltà nel rendere stringenti gli obblighi industriali.
L’Europa tra crescita e ritardi
A livello europeo, a luglio 2026 la capacità complessiva di elettrolisi ad acqua ha raggiunto 677 MW, con una crescita del 19% rispetto all’anno precedente e circa 3,7 GW in fase di costruzione. Tuttavia, il ritmo di sviluppo resta insufficiente rispetto ai target stabiliti dalla strategia europea per soddisfare la domanda di idrogeno.